giovedì, 12 novembre 2009
......continua dal post precedente.

Eh si, ha ragione il Maestro, non ho pubblicato la ricetta. Lo faccio ora con le seguenti precisazioni:

- la ricetta è pubblicata da Sale e Pepe  nel manualetto, allegato al numero di novembre, dedicato alla preparazione del pane e simili mediante le moderne attrezzature in commercio (il Panettiere e analoghi);

- è riveduta dalla sottoscritta perché la sera precedente non ho preparato la poolish o lievitino;

- garantisco, comunque, che le foto sono autenticamente mie, come lo è il risultato sia in termini di forma che di fragranza e bontà ! ehehehe

Ora passo alla ricetta:

Ingredienti:
 
410 g.   di farina tipo 0
150 g.   di latte
3   tuorli d’uovo
1   cucchiaino di sale
25 g.   di lievito di birra
70 g.   di burro
30 g.   di zucchero + 2 cucchiai rasi di zucchero a velo vanigliato
1   fialetta di vaniglia liquida
1   cucchiaino di succo di limone
3 o 4   cucchiai abbondanti di gocce di cioccolato fondente oppure uvetta (a discrezione)
 
Procedimento:
 
 In una zuppiera capiente disponi nell’ordine:  la farina,il sale, il latte, i tuorli, il burro ammorbidito, il lievito sbriciolato, lo zucchero, la fialetta di vaniglia e il cucchiaino di succo di limone.
 
Amalgama bene tutti gli ingredienti in modo che ti risulti un impasto morbido. Poco prima di  formare una palla introduci le gocce di cioccolato oppure l’uvetta ( a  scelta) . Ora forma una bella palla rotonda e mettila a crescere in luogo asciutto  e al riparo da correnti d’aria (deve lievitare circa un’ora) fino a raddoppiare il suo volume.
 
Ad avvenuta lievitazione, dividi la pasta in 3 parti e forma tre lunghi cilindri di eguale lunghezza.
Con i tre cilindri su una teglia capiente ( larga e bassa ) forma una specie di freccia con la punta in alto, sovrapponi le punte del vertice e procedi a fare la treccia che chiuderai sovrapponendo l’una sulle altre le estremità dei cilindri.
 
Riponi la teglia  con la treccia, coperte con un canovaccio  in luogo asciutto e fai lievitare ancora per 40 minuti.
Prima di infornare la treccia cospargila di zucchero di canna.
Inforna la treccia a forno preriscaldato a 200°  ma dopo 5 minuti abbassa la temperatura a 180°. Disponi il forno in modo che cuocia sopra, sotto e con la ventola attivata. Cuoci per 20 minuti. Controlla spesso perché si rischia di bruciarla  poiché si colora subito. Il mio forno ha rispettato il tempo di cottura e io sono stata a controllare senza muovermi dal…luogo del delitto….ahahaha!!!

n.d.r. le foto sono già state pubblicate, per il resto vi tocca fidarvi !! ahahah
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martedì, 10 novembre 2009

Non  vivo solo di rabbia o di malinconia, ma anche di grandissima golosità, che spesso ignoro  per ragioni di salute.

A causa di questo peccatuccio (quanto sono indulgente!) irrefrenabile, credo che nell'altra vita potrei essere punita nel rincorrere prelibate leccornie  per l'eternità, senza mai raggiungerle o toccarle...ehm...!

In questa vita, intanto, pecco, mi perdono, poi ari-pecco, poi mi ari-perdono e così via. E' ormai arcinoto che adoro cucinare, sperimentare e sperimentarmi in pietanze, che solo l'idea di annusare, toccare e deglutire, smuove tutte le papille gustative !!!

Bene, fedele lettrice di Sale e Pepe, questa settimana mi sono prodotta in una Treccia briochée.
Sicché, in un ugioso sabato autunnale, ho saltato i preliminari richiesti dalla rivista (la preparazione della poosh) e ho dato piglio a tutte le mie capacità ed ingredienti necessari e guardate cosa ho prodotto?

Treccia briochée 002
 Treccia briochée 003


Treccia briochée 004


eeeeeeeeeeeeee voilàààààààààààààà !!!
Treccia briochée 006
una vera libidineeeeeee, con gocce di cioccolato fondente....mhuuuuuuuuuuuuuuuuuuu !!!!!!!!!!
postato da: fiordibrughiera alle ore 18:45 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 03 novembre 2009

Una lacrima e un abbraccio ideale per una Donna e per un Poeta del mio tempo, senza tempo

A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.



Pianto dei poeti
 

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l'ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell'ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l'amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l'acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

Alda Merini
 

postato da: fiordibrughiera alle ore 13:46 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 09 ottobre 2009
Quando l’arroganza diventa protervia
    All’inizio della mia carriera un politico – piccolo piccolo – mi augurò di imparare ad osservare la legge disapplicandola. Ricordo che arricciai il naso e gli occhi, un po’ per l’affermazione maleodorante, derivante da un soggetto alquanto incoerente, un po’ perché è tipico della mia espressività stringere gli occhi a fessura in presenza di castronerie.
Con quel signore non ho lavorato più e, al contrario del suo augurio, ho sempre tenuto fede al mio compito, osservando la legge, applicandola nel rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico di universitaria memoria; nel rispetto di coloro ai quali dedico la mia attività; nel rispetto della mia onestà intellettuale, gran dono ereditato da mio padre.
       Qualche giorno fa l’eco di quell’augurio si è ripresentato alle mie orecchie e ai miei occhi.
L’affermazione dell’avvocato Ghedini, a difesa del Primo Ministro nel Lodo Alfano,secondo il quale un conto è la legge e un altro conto è l’applicazione della legge, mi è frullata nella testa per molte ore come il ronzio di un’ape fastidiosa. A seguire, poche e chiare domande mi son salite alle labbra fino al punto di urlarle nel vuoto del mio ufficio e della mia casa: “e il principio di eguaglianza, essenziale alla democrazia del mio Paese?”;e la meditata scelta del provvedimento normativo che deve essere preso dal Parlamento per regolare l’immunità - temporanea o permanente che sia - delle più alte cariche dello Stato?”.
Lì per lì, mi sono detta che urli? Vuoi che ti prenda un infarto?  E poi, chi sei e come ti azzardi a dubitare della legittimità di una legge? Mi sono calmata solo perché ho sentito inutile la mia stizza, inudibile e per nulla rilevante; dolorosa, si, impotente soprattutto. In fin dei conti sono solo una cittadina italiana e un funzionario pubblico, che subisce le incoerenze e le disattenzioni faraoniche di un ministro della funzione pubblica, del suo capo e della loro comitiva a corredo.
         La Corte Costituzionale con la sentenza del 7 ottobre scorso ha chiarito i miei dubbi: violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione; non mi ha calmata però.
Quel che ho letto ieri sui giornali, quel che ho udito ai telegiornali, mi ha ulteriormente avvilita e irritata.
L’arroganza del Primo Ministro, contestando il contenuto della sentenza e la qualificazione della Consulta,  diventa protervia quando usa toni e frasi inaccettabili all’indirizzo del Capo dello Stato, della sua funzione.
Non sa quel che dice? ma  se lo sa è preoccupante , per lui e per Noi.
Non ho voglia di riportare in questo striminzito blog quanto tutti abbiamo appreso dalla stampa nazionale ed estera, diventerebbe un’inutile litania, fastidiosa come il prurito provocato dalle ortiche.
       Voglia il Buon Dio risparmiarci da San Silvio da Arcore, come egli in preda a follia blasfemica auspica, a meno che il Primo Ministro non scopra che anche la Santissima Trinità possa avere un piedino a sinistra. In tal caso si auto-proclamerà santo ante mortis causa,  per battere sul tempo presuli terreni e il Misericordioso Divino.



 
postato da: fiordibrughiera alle ore 14:27 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 28 settembre 2009
DIETRO LA PORTA
DIETRO LA PORTA
Aquile in volo in silenziosi stormi
nel becco il gusto
della vita
di cibo appetitoso e caro
del mare sonnacchioso e di spuma in tempesta
della terra fertile e scura
degli ulivi ricolmi e nodosi
                   - come vecchi genuflessi ad adorarla -
dei vigneti a terrazza
                   - tra un po’ buon vino –
Ed è un planare lento, senza fragori,
nel cicaleccio di un saluto
negli sguardi ammiccanti ad un cronista
nella fede
nella fiducia
nella forza che non ha fucili
                   - che afferra la speranza fra gli artigli
                     in sommessa preghiera a fior di labbra –
Polvere intorno
ali ricurve nell’attesa della Pace amica
nervi d’acciaio ad elmetti saldati
agre l’odore del sudore in un sorriso
nel ventre arso della Lince
                      - il buio -
dietro la porta un boato
                       - e sono a Casa -
  L.S         
postato da: fiordibrughiera alle ore 15:16 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 16 settembre 2009

Ha il sapore della menta
il ricordo dei tuoi seni
che mi abita ogni notte
e che naufrago mi rende
nell’oceano dei sogni.

E’ al sonno che mi affido
per pescare quei respiri
che il tempo m’allontana
come isole scomparse
dalla mappa del mio mondo.

Io pirata senza ormeggi,
al mio cuore disastrato
consegno l’ore della notte,
scrigno dove ho conservato
la ricchezza dell’amore.

postato da: grisby6043 alle ore 14:53 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 19 agosto 2009

Donna razionale, non rifuggo la curiosità per il nuovo e per l'ignoto, in quanto universo prolifico di emozioni e sconosciute sensazioni. Convinta come sono che solo la sperimentazione personale conduce ad approfondire e meglio conoscere aspetti di sé, afferro ogni occasione che agevoli  il mio viaggio introspettivo.

Circa un anno fa scelsi,quindi, di sperimentare SL (Second Life).  Su questa avventura virtuale avevo letto  opinioni  disparate,  occorreva  però che verificassi di persona questa "virtualità" per poi trarne considerazioni sperimentate.

Devo anche ammettere che la curiosità fu  indotta da un compagno di ventura - poi dissoltosi con un pfuff o con un clik, fate voi - per niente contento di condividere l'esperienza, anzi abbastanza infastidito. Risparmio i particolari giacché non hanno un interesse pubblico e nemmeno vorrei stimolarne poiché è solo affar mio.
Ciò non di meno, dopo un attimo di sorpresa, ho  riacceso la mia curiosità per capire, o almeno tentare di comprendere, le motivazioni che animano una persona-avatar (dotato di regolare nome - scelto - e cognome - imposto - messo a disposizione dalla piattaforma americana e per la precisione dallo Stato della California) a crearsi una seconda vita virtuale.

In questo mondo, che di virtuale ha solo la definizione grazie all'assenza di tre sensi fondamentali (gusto, olfatto e tatto) alla vita reale, ho visto di tutto; ho osservato; ho ascoltato e ancora oggi - quando posso e ho voglia - scruto interessata la vita degli avatar.
Chiunque approcci  SL, infatti, facilmente può rendersi conto che il pupazzetto-avatar è mosso dalla mano del suo proprietario e, mediante il mouse, lo fa volare; lo trascina a terra; lo veste o lo sveste; gli costruisce  oggetti e una casa, con o senza giardino; gli assegna movenze, sexi o no; lo fa sorridere o piangere al bisogno; lo rende un condottiero furioso oppure una cortigiana leziosa e ammiccante; esegue concerti strepitosi o serate di cabaret; organizza balli in maschera o discomusic di ogni genere e qualità; fa propaganda politica e organizza comizzi, in barba a qualsiasi divieto dell'ordinamento italiano ("chi se ne frega" tanto SL è una piattaforma americana, no?) nel periodo di consultazioni elettorali.
Insomma, l'avatar è sollecitato non solo dal movimento avambraccio-mano ma anche dalla personalità del suo conduttore.
Ho rilevato in effetti che in SL si verifica una trasposizione concreta dell'esperienza reale dei suoi residenti, talvolta accentuata o mitigata dall'emotività che di volta in volta si pone in gioco attraverso  il gioco.

Ho molto discusso delle mie osservazioni con una garbata signora di origini spagnole (Volando) , rilevando la sua netta contrapposizione alla mie conclusioni.
Vol, così amichevolmente da me interpellata, ritiene che in SL si crei una netta separazione tra il reale e il virtuale o quanto meno si debba tendere a questo scopo; a suo modo di vedere, l'avatar deve vivere di vita propria, senza alcun nesso con la quotidiana realtà; deve possedere un suo carattere e una sua personalità, senza subire interferenze dalla prima vita.

E' chiaro che fatico non poco a condividere le asserzioni-aspirazioni di Vol !
In primo luogo, non penso si possa creare una drastica separazione tra il burattino-avatar e il suo manovratore, giacché il primo non avrebbe vita se il secondo non volesse; in secondo luogo, pur ammettendo l'eventualità così come ambìta da Vol, manifesto una grandissima preoccupazione ossia la coesistenza e palese doppia personalità , certamente pericolosa e insana all'equilibrio psico-fisico di un essere umano.

Dalla  querelle nata tra Vol e me  ho tratto una riflessione che trascrivo di seguito e ovviamente le dedico.

rock e volando dopo la tormenta_001

VOGLIO ESSERE UN AVATAR

     
                                Voglio essere un Avatar
non il figlio minore
di un dio di cartone,
né una copia di me
che, senza permesso,
mi cloni assai spesso
in un’ altra porzione di sé;

                                         Voglio essere un Avatar
un semplice Avatar,
di quelli che provi e finisci,
di quelli che poi gestisci,
da fermo o volando,
di quelli che vanno in giro
cantando della gioia inventata
su una sim costruita, distrutta
e mille e mille volte sventrata
e poi resettata
                                            Voglio essere un Avatar
che sorrida in maniera ideale

che ripari dai flash la mia vita reale,
che non abbia mai sete né fame,
che richiuda nel cuore
tanti pixel d’ amore,
che si arroghi il diritto
di uscire sconfitto
senza dare un lamento e
che ignori il tormento
                                           Voglio essere un Avatar
che non abbia futuro,
non indulga al rimpianto
e non pianga su un muro
                                              Voglio essere un Avatar
per il tempo che basta,
giusto un tanto,
che mi scansi dall’asta
di una vita prezzata,
svezzata anzitempo e che,
volenti o nolenti, prima
o poi presti il conto.

                                              Dedicata a Vol
 


postato da: fiordibrughiera alle ore 16:59 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 15 agosto 2009

 

 

In questa pigra giornata ferragostana, favorita da un bel venticello fresco e da una sana fame, ho deciso di mantenere l'impegno preso con ChefMarco.

Ho scritto modestissimi versi, sorridendo compiaciuta per le sensazioni che stimola in me questo Maestro della "cucina italiana".
Di lui apprezzo molto il linguaggio semplice nell'illustrare  ricette, preparazioni e notizie interessanti per tutto quel che concerne il cibo.
Trovo che NON sia uno chef con la "puzza sotto il naso"( anziiiiii !!!); si manifesta nella sua gentile semplicità; non stimola solo i "sensi", ma anche il senso comune che coinvolge i lettori del suo blog.

kirby_071009b-l

MARCHEF
 
‘Nu cuppulon’ ‘ngape,
‘na lenza ‘e sole
‘ngoppe ‘a ‘nu balcone
‘e diente ianch’ comme ‘a neve,
‘nu mantesino lùongo tutte ‘e ssere,
Isso fa ‘o Chef
 
Ohi quanta addore, culure e sènzi
sàglieno  ‘a dinto ‘e piatt’ suòje !
ohi quanta pènzier’ arriveno
a chi lègge dint ‘e pparole sòje!
 
Comme pummarulèlle d’ ‘o Vesuvio,
‘na fronna d’accio e de vasinicol’,
‘nu filo d’uoglie ‘e chillu bbòno,
 stu Chef t’allècrea l’uocchie,
‘a panza e pure ‘o còre.
...traduzione: 
Un cappellone in testa,
un raggio di sole
su di un balcone di denti
bianchi come la neve,
un grembiule lungo tutte le sere,
Lui fa lo Chef

Oh quanti profumi, colori e sapori
salgono da dentro i piatti suoi!
oh quanti pensieri arrivano
a chi lègge nelle sue parole!

Come pomodorini vesuviani,
una foglia di sedano e di basilico,
un filo d'olio di quello buono,
questo Chef ti rallegra gli occhi,
la pancia e anche il cuore. 
 
 
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domenica, 31 maggio 2009
Non basta una vita e forse nemmeno più di una.....
LUI MI AMAVA GRATIS
Sembrava un sogno
cadere senza farsi male,
anzi, scegliendo il cielo
sotto cui vibrare,
ricominciare con lui
fu come miele e sale

Canti e finte risse tra noi
ci fondevano impavidi
in lunghi baci alla cannella,
fra modelli rezzati insieme,
pizzichi alla chitarra
e alle mie guance capricciose
Lui mi amava gratis
Quante vite vivrò
per riabbracciarlo ancora,
baciarlo all’infinito
in una terza vita a perdifiato,
nell’algida ironia che ci ha rapiti !
La falce, livida e golosa,
ha presentato il conto all’improvviso,
senza consenso, né mio né suo,
ha raso al suolo tutti gli  indugi, come
semenza gracile al distacco che non ha  più sapore
Lui mi amava gratis
Senza pretese di giuramenti eterni,
senza giochi di ruoli preconfezionati,
senza ogni altro assillo che non fosse voce,
carezzevole al suono
che già da tempo m’appartiene
e mi culla discreto nel ricordo di Lui,
della sua pace.
Dedicata a Prometeo e Silviax                
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martedì, 05 maggio 2009

Albero Donna

Nomadismo e monadismo ci caratterizzano, taluni individui, per gran parte della vita, raccogliendo chi più chi meno frutti d'amore dall'albero del Destino.

Giu Vale

.

Esistenza Raminga

.

Assuefatti ad un atavico ardore

soggiogati da un effimero amore

Un’attesa che non tace indolenza

corrosiva d’un errante esistenza

.

Giuseppe V. Grillo

.

Quando da solo sul ghiaccio ho camminato  
non ne vedevo la fine,
 
ma tu nel buio allora mi hai parlato:
 
“Se vinco io, vincerai anche tu"
"Se perdo io, perderai anche tu”

Mi sono perso quando ho viaggiato solo,  
quando ero stanco e lontano,  
ma tu nel buio allora mi hai chiamato:
 
“Se vinco io, vincerai anche tu"
"Se perdo io, perderai anche tu”  

(da Cara Rimani - Angelo Branduardi)

postato da: Giuvale alle ore 15:56 | Permalink | commenti (4)
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