Donna razionale, non rifuggo la curiosità per il nuovo e per l'ignoto, in quanto universo prolifico di emozioni e sconosciute sensazioni. Convinta come sono che solo la sperimentazione personale conduce ad approfondire e meglio conoscere aspetti di sé, afferro ogni occasione che agevoli il mio viaggio introspettivo.
Circa un anno fa scelsi,quindi, di sperimentare SL (Second Life). Su questa avventura virtuale avevo letto opinioni disparate, occorreva però che verificassi di persona questa "virtualità" per poi trarne considerazioni sperimentate.
Devo anche ammettere che la curiosità fu indotta da un compagno di ventura - poi dissoltosi con un pfuff o con un clik, fate voi - per niente contento di condividere l'esperienza, anzi abbastanza infastidito. Risparmio i particolari giacché non hanno un interesse pubblico e nemmeno vorrei stimolarne poiché è solo affar mio.
Ciò non di meno, dopo un attimo di sorpresa, ho riacceso la mia curiosità per capire, o almeno tentare di comprendere, le motivazioni che animano una persona-avatar (dotato di regolare nome - scelto - e cognome - imposto - messo a disposizione dalla piattaforma americana e per la precisione dallo Stato della California) a crearsi una seconda vita virtuale.
In questo mondo, che di virtuale ha solo la definizione grazie all'assenza di tre sensi fondamentali (gusto, olfatto e tatto) alla vita reale, ho visto di tutto; ho osservato; ho ascoltato e ancora oggi - quando posso e ho voglia - scruto interessata la vita degli avatar.
Chiunque approcci SL, infatti, facilmente può rendersi conto che il pupazzetto-avatar è mosso dalla mano del suo proprietario e, mediante il mouse, lo fa volare; lo trascina a terra; lo veste o lo sveste; gli costruisce oggetti e una casa, con o senza giardino; gli assegna movenze, sexi o no; lo fa sorridere o piangere al bisogno; lo rende un condottiero furioso oppure una cortigiana leziosa e ammiccante; esegue concerti strepitosi o serate di cabaret; organizza balli in maschera o discomusic di ogni genere e qualità; fa propaganda politica e organizza comizzi, in barba a qualsiasi divieto dell'ordinamento italiano ("chi se ne frega" tanto SL è una piattaforma americana, no?) nel periodo di consultazioni elettorali.
Insomma, l'avatar è sollecitato non solo dal movimento avambraccio-mano ma anche dalla personalità del suo conduttore.
Ho rilevato in effetti che in SL si verifica una trasposizione concreta dell'esperienza reale dei suoi residenti, talvolta accentuata o mitigata dall'emotività che di volta in volta si pone in gioco attraverso il gioco.
Ho molto discusso delle mie osservazioni con una garbata signora di origini spagnole (Volando) , rilevando la sua netta contrapposizione alla mie conclusioni.
Vol, così amichevolmente da me interpellata, ritiene che in SL si crei una netta separazione tra il reale e il virtuale o quanto meno si debba tendere a questo scopo; a suo modo di vedere, l'avatar deve vivere di vita propria, senza alcun nesso con la quotidiana realtà; deve possedere un suo carattere e una sua personalità, senza subire interferenze dalla prima vita.
E' chiaro che fatico non poco a condividere le asserzioni-aspirazioni di Vol !
In primo luogo, non penso si possa creare una drastica separazione tra il burattino-avatar e il suo manovratore, giacché il primo non avrebbe vita se il secondo non volesse; in secondo luogo, pur ammettendo l'eventualità così come ambìta da Vol, manifesto una grandissima preoccupazione ossia la coesistenza e palese doppia personalità , certamente pericolosa e insana all'equilibrio psico-fisico di un essere umano.
Dalla querelle nata tra Vol e me ho tratto una riflessione che trascrivo di seguito e ovviamente le dedico.

VOGLIO ESSERE UN AVATAR
Voglio essere un Avatar
non il figlio minore
di un dio di cartone,
né una copia di me
che, senza permesso,
mi cloni assai spesso
in un’ altra porzione di sé;
Voglio essere un Avatar
un semplice Avatar,
di quelli che provi e finisci,
di quelli che poi gestisci,
da fermo o volando,
di quelli che vanno in giro
cantando della gioia inventata
su una sim costruita, distrutta
e mille e mille volte sventrata
e poi resettata
Voglio essere un Avatar
che sorrida in maniera ideale
che ripari dai flash la mia vita reale,
che non abbia mai sete né fame,
che richiuda nel cuore
tanti pixel d’ amore,
che si arroghi il diritto
di uscire sconfitto
senza dare un lamento e
che ignori il tormento
Voglio essere un Avatar
che non abbia futuro,
non indulga al rimpianto
e non pianga su un muro
Voglio essere un Avatar
per il tempo che basta,
giusto un tanto,
che mi scansi dall’asta
di una vita prezzata,
svezzata anzitempo e che,
volenti o nolenti, prima
o poi presti il conto.
Dedicata a Vol